Apri un sito per leggere le notizie, fai una ricerca per un regalo, controlli un volo per le vacanze. Niente di strano, è la vita quotidiana su internet.
Eppure, senza accorgertene, ogni tua azione lascia una scia invisibile: piccole briciole digitali chiamate cookies (biscotti del web). No, non sono dolcetti, ma frammenti di dati che raccontano moltissimo di te. Forse troppo.
In queste righe, Solutions Web vertes ti spiega in modo semplice cosa sono, perché limitarli potrebbe essere una buona idea e come farlo, anche se non sei un esperto di tecnologia.
I cookies (biscotti del web): cosa sono, perché limitarli e come difendersi

I cookies (biscotti del web) sono piccoli file che i siti web salvano nel tuo computer o smartphone mentre navighi. Servono, in teoria, per semplificarti la vita: ricordano il tuo login, tengono in memoria il carrello della spesa, salvano la lingua che hai scelto. Nulla di male, fin qui.
Il problema nasce quando questi strumenti vengono usati non per servirti, ma per osservarti. Molti cookies non vengono creati dal sito che stai visitando, ma da aziende esterne — pubblicitarie, di marketing, di analisi — che seguono i tuoi movimenti online per costruire un profilo dettagliato su di te: cosa cerchi, cosa compri, cosa leggi, cosa ti piace. È un sistema invisibile ma capillare, che negli anni è diventato il cuore del business digitale.
Ecco alcuni esempi di informazioni personali che i cookie e altri strumenti di tracciamento possono raccogliere:
- il tuo indirizzo IP (il numero che ti identifica come internauta),
- la geolocalizzazione (per individuare la tua posizione approssimativa),
- il tipo di browser, sistema operativo e altri dettagli del tuo dispositivo,
- il sito di provenienza, le parole chiave cercate e la cronologia di navigazione (siti e pagine visitate, tempi di permanenza, orari),
- le azioni compiute come clic, tap e swipe (clickstream),
- i contenuti audio e video visualizzati o gli annunci pubblicitari visti o cliccati,
- il comportamento d’acquisto (prodotti visti, aggiunti al carrello o comprati),
- le preferenze personali (come lingua o categorie di interesse),
- le credenziali di accesso e ID univoci per il tracciamento e dati personali forniti volontariamente (es. nome, email o numero di telefono).
Limitare l’uso dei cookies non è solo una questione di principio, ma anche di buon senso.
Intanto perché i biscotti del web ti tracciano ovunque. Non appena apri un sito, spesso sei già sotto osservazione da parte di decine e decine di “occhi digitali” che monitorano ogni tua mossa.
I dati raccolti contribuiscono a costruire un profilo dettagliato della tua persona: schemi di comportamento, stile di navigazione, età e sesso presunti, interessi, abitudini, gusti, perfino possibili inclinazioni politiche o religiose. Questo profilo viene tracciato e riconosciuto in ogni tua attività online attraverso tecniche come il fingerprinting, che permettono di identificarti anche senza cookies e di prevedere le tue azioni future.
Oltre che venduti a società terze, questi dati sono usati per mostrarti pubblicità su misura o per influenzare i risultati di ricerca e le notizie che vedi. Il rischio, oltre che cedere questi dati personali ad aziende, governi e istituzioni, è quello di finire in una “bolla” dove ti vengono proposti solo contenuti che confermano le tue idee, isolandoti dal resto del mondo.
Non è tutto. In alcuni settori, come quello dei viaggi, i biscotti del web vengono usati per modificare i prezzi a seconda delle tue ricerche: se controlli troppe volte un volo, il prezzo potrebbe salire apposta. Inoltre, i cookies possono rallentare la navigazione, appesantendo il browser, e in certi casi possono persino essere rubati da malintenzionati.
Non da ultimo, bisogna essere realisti: ci troviamo di fronte ad un monopolio globale a livello aziendale. Le più grandi aziende tecnologiche come Alphabet (Google), Meta (FB, IG e Whatsapp), Amazon, Microsoft, Apple, etc appartengono ad una manciata di gruppi istituzionali di investitori (es. BlackRock, Vanguard, StateStreet, etc) (info facilmente verificabile perché i dati sono pubblici). Queste aziende quindi aggregano i dati a livello globale e generale e questo aggregato “big data” permette poi di tracciare profili generali delle masse e anche di “nutrire” l’IA.
Infine, c’è la questione dell’opacità: le richieste di consenso ai cookies sono spesso ambigue, con tasti “accetta tutto” ben visibili e opzioni per rifiutarli nascoste sotto vari livelli di menu. Una vera trappola alla nostra privacy.

Dopo aver fatto il punto della situazione, seguono 7 semplici strategie per difendersi dai biscotti del web, perché non serve diventare esperti informatici o vivere con la paranoia. Basta adottare alcune buone abitudini per limitare i danni e recuperare un po’ di controllo sulla propria privacy.
1. Naviga in modalità privata o in incognito
Quasi tutti i browser offrono questa funzione. Non è una protezione totale, ma impedisce la creazione di cookies permanenti e cancella automaticamente la cronologia alla chiusura della finestra.
2. Blocca i cookies di terze parti
Nelle impostazioni del browser puoi disattivare i cookies più invasivi — quelli creati da società diverse dal sito che stai visitando. È un ottimo compromesso tra funzionalità e privacy.
3. Installa un adblocker
Estensioni del browser come uBlock Origin o Privacy Badger bloccano molte pubblicità e impediscono il tracciamento da parte di terzi. Sono gratuite, leggere e facili da usare.
4. Compartimenta o cancella periodicamente i cookies.
Una pulizia ogni tanto fa bene. Puoi farlo dalle impostazioni del tuo browser. In questo modo elimini i dati accumulati nel tempo e riduci il tracciamento.
Puoi anche utilizzare browser diversi per isolare le tue attività online: ad esempio, potresti dedicare un browser esclusivamente all’uso dei servizi Google, e usarne un altro per il resto della navigazione. Seguendo lo stesso principio, è possibile installare 4 o 5 browser distinti, ciascuno riservato a un tipo specifico di attività, ricerca o accesso a determinati account, riducendo così il tracciamento incrociato.
5. Usa motori di ricerca che non ti profilano.
Alternative come DuckDuckGo o Startpage ti permettono di cercare online senza che ogni tua parola venga archiviata per scopi pubblicitari.
6. Scegli browser attenti alla privacy.
Bisogna scegliere un browser che rispetti veramente ciò che imposti nei punti 1 e 2. Ci sono browser che sono progettati con maggiore attenzione al rispetto dei tuoi dati personali e bloccano molti cookies traccianti in automatico. Consigliamo Firefox o Waterfox (progetto open source creato dalla fondazione Mozilla), MA con le opportune modifiche nel menu delle opzioni del browser nascosto “about:config”, in modo da guadagnare reale privacy (altrimenti parte dei dati finiscono a Google e Mozilla comunque). Ci sono anche altri validi progetti come Bromite, Epic o Librewolf. Non abbiamo citati “brave” apposta, occhio agli specchietti per allodole… 😉
7. Rifiuta i biscotti del web quando puoi.
Se un sito ti chiede il permesso di usare cookies, prenditi qualche secondo per cercare l’opzione “Rifiuta tutti” o “Personalizza le scelte”. Spesso non è subito visibile, ma vale la pena cercarla.
Per i più decisi — o per chi ha esigenze particolari — esistono strumenti più avanzati. Browser come Tor, l’uso di una VPN, oppure configurazioni specifiche che bloccano ogni tipo di tracciamento. Ma attenzione: non sono soluzioni adatte a tutti e possono rallentare la navigazione o complicare la fruizione di certi contenuti.
I biscotti del web non sono il male assoluto: possono essere comodi, a volte persino indispensabili. Ma in un’epoca in cui ogni clic viene registrato, profilato e monetizzato (e strumentato per gli scopi citati), essere consapevoli di come funzionano e imparare a limitarli è un passo importante per difendere la propria privacy.
Non servono grandi gesti. Bastano piccoli accorgimenti per restare padroni — almeno un po’ — della propria identità digitale. Perché, in fondo, quando qualcosa su internet è gratis, spesso il vero prezzo lo paghiamo con i nostri dati… e non è difficile intuire quanto questo possa portare a derive distopiche da 1984.
